TrevisoYogaDay: domenica 9 settembre 2018

 

Il Centro Culturale Estrada parteciperà a questo importante evento cittadino con le seguenti attività:

Focus Saggezza: Innumerevoli Cammini, un’unica meta: la prospettiva universalistica dello yoga (Gurù Armando Navarro)

Focus Yoga: L’energia dentro di te: asana, pranayama e bandha. Attraverso i sensi esterni cerchiamo nel mondo l’origine e la fonte di ogni felicità. Se impariamo a trovare la sorgente del benessere dentro di noi, allora anche il mondo esterno si aprirà. (Gurù Armando Navarro)

Focus Meditazione (Roberta Bravin)

Focus Tantra: Shiva e Shakti: l’interazione tra maschile e femminile, tra Sole e Luna alla ricerca dello YUG. Danziamo la vita con asana solari e lunari, arricchite da visualizzazioni e mantra, ricercando l’unione della polarità (Nello Tonetto)

Che cos’è Kundalini

José Manuel Estrada: da Ensenanza viviente

Che cos’è Kundalini? In cosa si riconosce un individuo che ha sviluppato Kundalini? Molti credono che Kundalini sia vedere e parlare con Dio, con gli spiriti, sentire influenze, ecc…

No! Lo sviluppo di Kundalini è l’equilibrio tra Ida e Pingala in Sushumna, il Potere Divino, che viene da una conoscenza perfetta delle Leggi, in virtù delle quali esiste l’Universo Infinito. Viene da una realizzazione dell’Onnipresenza Divina, da una conoscenza basata sulla meditazione in se stessi sino a che il candidato realizzi un’unione con il Padre che sta nei cieli.

In che forma si manifesta? Nei suoi atti. Chi ha sviluppato Kundalini è sicuro di se stesso in ogni momento ed in ogni luogo in cui si trova e grazie a questa conoscenza realizza, è sicuro di ciò che dice perché è sicuro che realizza ciò che vuole.

Chi ha sviluppato Kundalini non può essere affrontato perché ispira rispetto, un certo timore – ricordiamoci del Cristo: di lui parlavano e si burlavano a distanza, però quando gli si avvicinavano ne rimanevano turbati e tacevano, non potevano affrontare quell’uomo imponente perché con una o due parole li lasciava confusi. Coloro che hanno sviluppato Kundalini non sono uomini che ostentano il loro potere, e fanno ciò che devono fare rispettando i loro limiti.

Il potere di Kundalini dà al candidato una natura ed un ragionamento chiaro delle cose, una visione che gli permette di conoscere il passato, il presente ed il futuro – non psichicamente – bensì semplicemente attraverso l’intuizione, si rendono conto che devono fare ciò che il cielo ordina loro e si convertono in strumenti della Divinità. In ogni momento osservano l’ambiente che li circonda e si rendono conto che si compie ciò che sta scritto nel cielo.

Chi ha sviluppato Kundalini non è religioso, né scettico, è semplicemente naturale. Ovunque vada dimostra in ogni momento la sua sicurezza e la sua serenità. Non vanno a caso, hanno una protezione che essi percepiscono e li fa sentire sicuri in ogni luogo, questa protezione è data da Kundalini. Allora vi rendete conto di cos’è veramente Kundalini e che cosa crede la gente al riguardo?

 

Introduzione a “Yug Yoga Yoghismo – una matesi di psicologia”

di Serge Raynaud de la Ferrière

Prima di affrontare qualsiasi considerazione sullo yoga credo sia utile fornire una precisazione che ritengo indispensabile, dato che in quest’opera sarà esaminato un argomento che può essere sì applicato all’autorealizzazione ontologica, ma anche alla dialettica, alla teoretica, alla logica e alla stessa Scienza. Nello scrivere questo libro non ho la pretesa di considerarmi un SIDDHA in quanto pratico realmente lo yoga solo da alcuni anni. In effetti, il SADHAKA è colui che si abbandona completamente ad un’estasi continua. Qui non si tratta di giudicare se questo è, o non è, il cammino da seguire. Personalmente ho altre aspirazioni e ciò, se da un lato mi priva del diritto al titolo di Perfetto Yoghi, dall’altra mi permette di esprimere liberamente la mia opinione al riguardo.

È stato scritto molto sullo YOGA, ma è evidente come ancora regni una gran confusione sul tema, sia nell’esporlo, che nell’esprimere un giudizio. Il vero Yoghi non scriverà mai su tale argomento, in quanto lo stato che egli ricerca (SAMADHI) è una beatitudine sopra-cosciente che sostituisce ogni altro pensiero, e che, pertanto, pone il soggetto nella più completa impossibilità di farsi comprendere dai suoi contemporanei.

Bisogna infatti capire, che lo Yoghi non aspira ad altro che al proprio perfezionamento, senza occuparsi degli altri, se non per il necessario. Ciò non significa che sia un egoista, poiché, dal suo punto di vista, egli non può veramente aiutare i propri fratelli esseri umani, se non quando abbia raggiunto per sé il grado di saggezza denominato JYOTI (illuminazione).

Immerso in uno stato di costante concentrazione (DHARANA) come potrebbe preoccuparsi di istruire gli altri? Come potrebbe sentire la necessità di tornare alle occupazioni “ordinarie”, o anche solo di rientrare nel piano materiale per vivere “come chiunque altro”? E se questo avviene nel DHARANA, come potrebbe ugualmente non avvenire, a maggior ragione, in grado superiore, nello stato della REALIZZAZIONE?… Si rimane nell’EKAGRATA , ascoltando la musica interiore, in perfetto SANTOSH (rapimento, sublimazione).

È necessario avere il più profondo e sincero desiderio di aiutare l’umanità per poter assumere la Missione di educatore (GURU). Non c’è nulla di più difficile che insegnare, intendendo con questo termine l’insegnamento spirituale INIZIATICO; non si tratta del comune insegnamento universitario, bensì di INIZIARE gli studenti alle Scienze Sacre. Il GURU deve affrontare prove difficili per dimostrare le sue capacità prima di essere riconosciuto come tale dagli Yoghi: prove di conoscenza intellettuale, prove di capacità spirituale, prove di perfetto e totale controllo del corpo e del pensiero.

È molto difficile scrivere con esattezza su qualsiasi questione che riguardi lo yoga, per la semplice ragione che la traduzione nelle lingue occidentali preclude ogni possibilità di vera assimilazione. In sanscrito le parole hanno un significato che non è possibile riportare in altre lingue. Traducendole in tibetano, in cinese, in persiano, o in qualsiasi altra lingua orientale, è sì possibile dare l’idea del loro significato, ma questo già significa ricorrere ad un’altra terminologia; molto più difficile invece è tradurre il sanscrito nelle nostre lingue europee, così povere di sottili risorse lessicali quando si tratta di temi relativi allo Spirito o a Dio. È perciò dal significato dei termini espressi in sanscrito o in pali che si deve iniziare per poter fare una traduzione “più o meno” valida. Tale traduzione, tuttavia, è ancora molto imperfetta, poiché non tiene conto della meccanica del testo, del procedimento teologico, ecc. Inoltre non possiamo prescindere dall’incidenza della grossa questione dell’idea preconcetta così cara agli occidentali.

Sullo yoga è stato scritto un gran numero di libri, da orientali e da occidentali, e sono stati tradotti un buon numero di opere ed articoli di yoghi famosi. Ho ritenuto interessante presentare un testo sullo Yoga, visto da un occidentale che lo ha studiato e PRATICATO.