Sun Wu Kung

 

Nel 1947 ebbe luogo l’incontro a Parigi tra il Maestre de la Ferrière ed il Maestre Sun Wu Kung, Alto Iniziato originario del Kyachgar, nel Turkestan cinese, alla frontiera con il Tibet. Nacque il 23 marzo 1875 (Ariete, Luna in Bilancia) e a partire dai trent’anni d’età visse in un monastero in India, epoca alla quale si riferiva come quella della sua vera nascita.

Il Maestre Sun è colui che trasmette, nel corso di vari incontri, al Maestre de la Ferrière le istruzioni per dare inizio a un movimento mondiale per un rinnovamento della spiritualità, basato su una visione pluralistica e di rispetto delle tradizioni di saggezza dei popoli passati e presenti, ed assumere la reggenza di un’Istituzione di tradizione storica, la Gran Fratellanza Universale, a carattere culturale, non settaria, mirante allo sviluppo integrale e trascendente dell’individuo e alla riaffermazione della dignità degli esseri umani.

Uno dei tratti caratteristici del Maestre Sun è la discrezione sulla sua vita personale: non evocava mai ricordi, viveva costantemente il presente studiando e dando insegnamenti più in qualità di amico che di autorità spirituale, ruolo che rifiutava.

I suoi amici-discepoli, mettendo insieme i dati, scoprirono che era vissuto a lungo in Italia, che era stato espulso da quel paese ed internato in un campo di concentramento vicino Tolosa durante la seconda Guerra Mondiale; fu lì che conobbe Arthur Koestler. Si sa anche, grazie alla testimonianza di alcuni suoi amici francesi, che conobbe Giovanni Papini e Knut Hamsun.

 Il Maestre Sun raccontò loro più di una volta che nel 1905 fu accolto in un monastero tibetano, dove soggiornò e ricevette la sua formazione iniziatica.

A partire dal 1947, Sun usò come documento un certificato di residenza, come era noto a molti suoi amici dato che lo perdeva in continuazione e dovevano aiutarlo ad averne uno nuovo. Questo certificato riportava come data di nascita il 23 marzo 1875 e come luogo il Turkestan cinese.

Il Maestre Sun a Parigi passava la maggior parte del suo tempo nella biblioteca di Sainte Geneviève; aveva barba e capelli bianchi con striature rossicce, la carnagione chiara e gli occhi azzurri; soleva utilizzare leggende della tradizione cinese e frasi di molti autori per trasmettere i suoi insegnamenti.

Lo stesso nome Sun Wu Kung fu da lui scelto ispirandosi al re scimmia pellegrino, eroe dell’opera mitologica Si Yeu Ki (Pellegrinaggio in occidente) scritta da Wu Ch’eng-en (1505-1580) di Huai-an, nel Kiangsu, ispirato al pellegrinaggio in India dei testi buddhisti del Tripitaka ad opera di Hiuan-Tsang, filosofo e scrittore, fondatore della scuola Wei-Shi.

“Sun Wu Kung parlava a ciascuno con un linguaggio diverso, il suo modo di agire era diretto e quindi personale come una carta di credito. Per me aveva scelto parole, testi e un umorismo che andava bene a me ma non a lui. Di lui non si sapeva quasi nulla. Le prime notizie che abbiamo risalgono al 23 giugno 1930 quando fu incarcerato a La Santé per scontare un mese di reclusione per vagabondaggio. Si sa anche che fu espulso dall’Italia nel 1925 e dalla Svizzera nel 1928.

Nell’ottobre del 1930 fu colpito da ordine di espulsione dalla Francia, ma non lasciò il paese e fu arrestato varie volte; ricorse al semplice trucco di cambiare l’ortografia del suo nome ogni volta che veniva arrestato. Un’altra volta fu arrestato nel 1939 per sospetto filocomunismo e la sua espulsione fu annullata nel 1947 grazie ad un utile intervento che lo fece passare per un saggio buddhista specializzato nel simbolismo degli ideogrammi della cosmogonia cinese”. Serge Beucler, discepolo-amico del Maestre Sun, ci riferisce i seguenti dialoghi avuti con lui:

– Dio esiste. Sun?

– No.

– Come?

– Lei, lei esiste.

– E allora?

– Dio non esiste, Dio è.

 

– Sun, mi dica, perché vivo?

– Non vi sono risposte perché non vi sono domande. Il suo caffè è eccellente e mi farà piacere ritornare.

– Quando vuole. Ma…

– La risposta a tutto esiste ancora prima delle domande. Il processo inverso è quello che crea la condizione umana. Lei gioca a scacchi?

– Certo.

“Mi sembra di sentirlo ancora dire: il concetto di libertà è prodotto dalla coscienza e parte da un complesso di inferiorità. Uno spirito libero non può albergare tale concetto”

“Il 13 marzo, verso le dieci di sera, aprii la porta sorpreso che qualcuno avesse suonato a quell’ora. Sun Wu Kung era lì con sottobraccio una scacchiera spagnola e due riviste russe, Krokodil e Ogoniok. La nostra seconda conversazione cominciò in russo, lingua che Sun parlava correntemente, anche se con un accento particolare. Mi chiese del caffè e poi mi diede un bigliettino scritto a lettere maiuscole che diceva: – Desiderare qualcosa è ammettere che non l’abbiamo. Avere significa non desiderare, tutto è presente subito. Lo verifichi. Lei è ciò che più le aggrada -. Finita la partita di scacchi, Sun mi disse: – Niente è accessibile a nessuno, poiché niente è -. Se ne andò tardi”.

Tutti coloro che vissero una qualche esperienza accanto al Maestre Sun ne restarono profondamente colpiti. I suoi bigliettini, le sue frasi brevi, la sua agilità nel fare ginnastica, le sue lettere scarne, i suoi prolungati silenzi, gli occhi sorridenti, la capacità di effettuare, alla sua età, posture di yoga anche difficili come la posizione sulla testa, tutto indicava in lui una personalità speciale, quella di un gran Maestro. Tuttavia non voleva che lo chiamassero così e Robert Godet fu alcune volte rimproverato dal Maestre Sun per averlo chiamato Tao-tcheu, che è il titolo di Maestro in cinese.

“Prima che mi preoccupassi della semantica, Sun mi aveva decondizionato dal linguaggio. Un giorno, dopo aver letto un brano di Suzuki, commentai con Sun un koan che mi aveva colpito e che diceva più o meno così: – Un Maestro Zen chiama un discepolo e per metterlo alla prova gli chiede all’improvviso: che cos’è lo Zen? Dopo essersi concentrato il discepolo risponde: È Zen. – Per me questo aneddoto era emblematico e rifletteva il più puro spirito del Tao e del Tch’an. Dopo un prolungato silenzio, Sun mi prese sottobraccio e mi disse: << La sua storia non è completa, gliela racconto com’è in realtà: Un maestro Zen chiama un suo discepolo e per metterlo alla prova gli domanda all’improvviso: – Che cos’è lo Zen? – Dopo essersi concentrato il discepolo risponde: – È Zen – credendo di interpretare il più puro spirito del Tao e del Tch’an. Ma il maestro guarda tristemente il discepolo e gli dice: – Chiacchierone >>.

Beucler racconta che il Maestre Sun incontrò Gurdjieff: “Robert Godet, molto impressionato dal suo incontro con Gurdjieff nel 1948, organizzò un incontro tra i due uomini. Gli chiesi allora con curiosità quale era stata la conversazione tra i due. Con mia grande meraviglia, Godet mi disse che non si erano scambiati nemmeno una parola. Rivolgendomi a Sun gliene chiesi la ragione, mi rispose semplicemente: “Chi parla con uno specchio?”

Di Gurdjieff il Maestre de la Ferrière ci dice: “Georges lvanovich Gurdjieff nacque nel 1875 ad Alessandropoli, almeno così generalmente si crede, ma le sue origini sono incerte. Viaggiò molto nel Vicino Oriente e nell’Asia Centrale. Parla il russo, il tartaro, il tadjik, il cinese, il tibetano, il greco, l’inglese, il francese e appare molto colto. In Russia lo si conosce con il nome di Hambo Akvan Dorzhieff e fu a Mosca che si fece conoscere per la prima volta con le conferenze tenute nel 1913. Si nota immediatamente il suo grado Iniziatico, ma non si sa con precisione quanto tempo visse nel Monastero tibetano in cui era conosciuto come Lama Dorjieff, secondo l’Intelligence Service, che lo qualificò come agente segreto coinvolto nella politica internazionale. Si sa che dopo la sua permanenza nei Santuari della Gran Confraternita Bianca, quando aveva il titolo di Tsannyis Khan-Po, aveva grande influenza a Lhasa e sarebbe stato a fianco del Dalai Lama durante la fuga in Mongolia. Benché la sua filosofia sia un sistema piuttosto complicato, è comunque un metodo diretto di realizzazione. Scomparve nel 1949 lasciandosi dietro molte migliaia di alunni, ma pochissimi discepoli autentici”.

Serge Beucler e il Maestre Sun si recarono insieme in Francia. Misteriosamente il Maestre Sun conosceva gente dappertutto: “A Parigi esplorammo ristoranti esotici, cineteche, il Museo Guimet, i banchetti di libri e le sale di judo. Regolarmente finivamo al ristorante Falstaff a Montparnasse … Giocavamo a scacchi e ci ritrovavamo con amici ora scomparsi come Robert Godet, Yves Klein Andralis, Herman Togonal, Mao Ping, Jean Falloux”.

Robert Godet, invitando Serge Beucler a conoscere il Maestre Sun, gli disse: “Non hai bisogno di recarti in India per conoscere un Guru e, poiché mi sembra che t’interessi, ti presenterò un vecchio saggio venuto dal Tibet proprio per te”.

“La mia unica fonte d’informazione era Godet che lo conosceva da tempo. L’unica testimonianza pubblicata era costituita da due paragrafi in un libro dello stesso Godet: “Domando al mio amico Swoun Wou Koungh Lao Ye-Tao-Cheu – il mio amico Swoun o Sun, che cosa ha portato la sua figura leonardesca avvolta di stracci dal natio Kyachgar, nel Turkestan cinese, ai pittoreschi caffè del Quartiere Latino; mi risponde in modo sentenzioso: la via più breve per arrivare a se stessi è fare il giro del mondo”.

Il Maestre Sun viaggiò in vari paesi europei affrontando le difficoltà causate dal fatto di non disporre di documenti ufficiali d’identificazione. Le sue attività non erano né turistiche né commerciali. L’Europa andava riprendendosi dai danni della Seconda Guerra Mondiale e fu nel 1947, anno del suo incontro con il Maestre de la Ferrière, che la sua presenza in qualità di erudito buddhista fu legalizzata.

Il Maestre Sun parlava setto o otto lingue e godeva di una salute e di una condizione fisica invidiabili: a settantadue anni, quando conobbe il Maestre, sorprendeva i suoi interlocutori per il suo vigore e per la facilità con cui saliva le scale degli edifici di vari piani senza avere il fiatone e faceva lunghe camminate.

“Fisicamente era qualcosa di speciale; era completamente vegetariano, non prendeva alcolici ma beveva caffè, fumava come una ciminiera e stancava i migliori camminatori. Faceva frequenti camminate da Cannes a Nizza e rifiutava gentilmente l’invito degli automobilisti che gli offrivano un passaggio. Nel 1959 ebbe l’idea di provare un piccolo aereo e, nonostante l’età, se n’andò a vivere nei pressi dell’aeroporto di Vimory.

Dormiva in una piccola tenda da campo vicino agli hangar e volava regolarmente con i soci del club aereo … Parlava poco, come ho già detto, ma scriveva per ognuno di noi dei bigliettini redatti con cura in maiuscole con citazioni. Più o meno note, che gli sembravano adatte a noi. Chiedeva in prestito dei libri a uno per darli ad un altro … si aspettava da ciascuno di noi una disciplina intellettuale e fisica molto intensa”.

Il Maestre Sun era abituato a parlare in modo tranquillo e lento raccontando leggende e parabole. Leggeva molto e di tutto: “Lo s’incontrava al Falstaff o in altri posti chino su una rivista o su un libro con una lente in mano. Copiava frasi, a volte intere pagine, e le distribuiva a chi gli stava intorno…. Il pensiero di Sun, o la sua volontà non mentale, era molto vicino al Buddhismo Zen. Il suo tema preferito era mettere in dubbio la possibilità di comunicazione, il linguaggio, i concetti acquisiti, e depurare quella che lui chiamava la nomenclatura. Cercava di distruggere le nostre percezioni più correnti. Sosteneva che tutta la saggezza era racchiusa nella frase Tat Twam Asi AUM (Quello è te stesso), che l’illuminazione non era un fine e che tutti l’avrebbero ricevuta improvvisamente, che ogni religione, setta o scuola non erano altro che un’illusione nel cammino, un’indicazione ormai inutile una volta assimilato il concetto che tutto consisteva in una semplice presa di coscienza, che era sufficiente rendersene conto e vedere senza lenti”.

Alcuni di questi bigliettini con i quali il Maestre Sun dava istruzioni e insegnamenti sono stati conservati da Beucler: “Solo un Chohan (titolo dato ai più alti Maestri di saggezza nei monasteri tibetani) può riconoscere un altro Chohan quando le loro strade s’incrociano. Quindi bisogna arrivare ad essere un Chohan. Per questo chi nella vita applica il verbo essere più del verbo avere, arriverà ad essere un Choan”.

“Un detenuto da molti anni cercava in tutti i modi di riuscire a uscire dal carcere. Un giorno ebbe l’idea di aprire la porta. Era aperta. Non era mai stata chiusa”

“Smetti di cercare il tuo posto nella vita, è il tuo posto che cerca te”.

“La ragione è una luce che fa vedere le cose come non sono. Ma poi, come sono?”

“L’infinito non ha parti o ogni parte dell’infinito è di per sé infinita”.

Nel dicembre del 1961 il Maestre Sun si trasferì in Islanda: nel 1963 fu ricoverato in ospedale a Reikiavik per un’emiplegia con afasia: quando venne dimesso fu costretto ad usare delle stampelle. Mori a 91 anni nel maggio del l966, secondo quanto afferma Sigvaldi Hjalmarson, direttore del centro della Società Teosofica Islandese. Al pari del Maestre de la Ferrière e del Maestre Estrada, è strettamente collegato con la Società Teosofica mondiale.

Il Maestre de la Ferrière parlò con lui per la prima volta durante una riunione ristretta di intellettuali alla quale era stato invitato in un attico degli Champes Elysées, in una biblioteca privata; in seguito, il Maestre Sun si recò due volte nell’appartamento del Maestre e poi s’incontrarono nell’albergo dove era ospitato il Maestre Sun. Secondo quanto raccontano quelli che presenziarono a questi incontri, la comunicazione tra i due Maestre si svolgeva attraverso il racconto di leggende tratte dalla letteratura cinese da parte del Maestre Sun e lo scambio di dati e informazioni pieni di significati esoterici.

Nel primo incontro il Maestre Sun comunicò al Maestre de la Ferrière che aveva una Missione da compiere e che avrebbe dato il massimo di sé a trentatré anni (vale a dire tre anni dopo tale incontro); nell’ultimo colloquio gli spiegò che la Missione Iniziatica che doveva iniziare si sarebbe svolta in America. Questo collegamento attraverso la figura del Maestre Sun costituisce la continuazione di una lunga tradizione di Iniziati, rappresenta la continuità di una tradizione di Maestre e Maestri, che parte dai Collegi Iniziatici del Tibet e, attraverso il Maestre de la Ferrière, si proietta in Occidente per la costruzione di una nuova Cultura.

Nella Tradizione Iniziatica il contatto personale tra Maestro e discepolo, o tra un Precettore (titolo utilizzato dagli alti dignitari di un Ordine Iniziatico come quello dei Templari) ed il Maestre è irrinunciabile; non si tratta di un semplice rapporto tra un Guru e i suoi Chellah, come si dice in Oriente, ma della continuazione di una Tradizione Iniziatica alla fine e all’inizio di due grandi momenti storici o Ere.

Il Maestre fa riferimento al Maestre Sun in una lettera personale dell’ottobre 1950 in cui scrive: “Credo di poter dire che conosco il Prudente S.W.K. che, dopo la mia nomina a reggente della G.F.U., si dichiarò mio semplice ed umile discepolo. Ad ogni modo cercherò di contattarlo per conoscere gli orientamenti che egli attualmente dà alle persone che gli si avvicinano”.

Dopo il 22 ottobre 1951, in un comunicato indirizzato al Consiglio Supremo della G.F.U. afferma: “Ho terminato la mia ultima prova in modo soddisfacente e sono ritornato dal mio Maestre come lui mi aveva visto all’inizio, senza segni particolari, senza gradi speciali, un uomo con la U maiuscola per coloro che sanno, minuscola per il mondo”.

Questo rapporto tradizionale tra Iniziati sarebbe stato confermato nel 1950 durante la permanenza del Maestre in Birmania, dove prese contatto con un delegato del Dalai Lama, alla presenza del suo discepolo Juan Victor Mejias, il che conferma la grande responsabilità del Maestre.